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March 05 Queste immagini sono state realizzate da Marina.celta e le inserisco con molto piacere.
Secondo me le due centrali sono fantastiche.
Accanto allo zoo, c’è una strada che risale la collina fatta tutta di curve a gomito. Lungo una di queste curve, ho trovato un albero con dei grossi problemi d’identità, che si crede di essere un ponte.
Ma la cosa più stupefacente per me è stata imbattermi nell’albero che stai per vedere. Sono dieci anni che ci sbatto sopra il muso e non me ne ero mai accorta. Ti lascio due foto: una estesa e una con particolare.
Quelli che vedi sono due ulivi amanti, come gli alberi che hai riportato qualche volta sul blog.
Ed ora due foto belle!!!! e primaverili!!!!!
Grazie Marina, ho lasciato le tue diciture dato che sono molto simpatiche e veritiere.
February 29 IL VOLTO DELLA NATURA
Ecco altre foto particolari con i lineamenti di alcuni alberi
Ma che bel musetto!!!!!!!!!!!
Stupiti!!!!!
Profili scultorei!!!!!
e per finire un tocco di primavera.........
February 18 LE FACCE DEGLI ALBERI
Per tutti coloro che amano la Natura, i loro volti nascosti, i loro sguardi, non si potranno evitare un giro nel bosco animato di Lucilla Lauricella, con le sue foto da ammirare e contemplare.
Qui si possono trovare immagini ed espressioni veramente magiche, e su cortese concessione dell'autrice inserirò qui di seguito una piccola dimostrazione di quello che troverete nel bosco incantato.
"Il Predicatore"
“Per me gli alberi sono sempre stati i predicatori più persuasivi ... Sono come uomini solitari…
Tra le loro fronde stormisce il mondo, le loro radici affondano nell’infinito; tuttavia non si perdono in esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo: realizzare la legge che è insita in loro,portare alla perfezione la loro forma, rappresentare se stessi.
Niente è più sacro e più esemplare di un albero bello e forte.…Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità.
Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita”.
H. Hesse, Il Canto degli alberi
"Le facce degli Alberi"
-catalogo di raccolta foto-
Sono rimasto stupito e colpito da molte foto presenti nel sito, e da parte mia vanno i colmplimenti all'autrice per la fantastica iniziativa.
February 11
IL VOLTO DELLA NATURA
Ho voluto aggiungere questo spazio per inserire alcune foto simpatiche.
Vi è mai capitato di girare per un bosco, in una stradina, o in qualsiasi altro posto e di notare che alcune roccie hanno sembianze quasi umane, o alcune piante sembrano guardarti, o semplicemente nuvole che assumono fosrme stravaganti?????????
Se la tua risposta è si questo è il posto giusto!!!!!!!! Se la tua risposta e no magari riuscirai a vederle in qualche foto.
Sorpresi o pensierosi??!!
I piedi del gigante!!!!
Ma che bei profili!!!!!!!!!!!!
Molto particolari!!!!!!!!!!!!!!!!!
e
per finire................
Cosa vedete in queste foto????????????????????
Ho creato un album fotografico con tutti i volti della Natura, che aggiornerò spesso.
Se volete partecipare, oltre ad i vostri commenti potete anche mandarmi delle foto, che inserirò con il vostro nome, sia nel blog per commentare e sia nell'album fotografico!!!!!
Magari alla fine possiamo creare qualche cosa di carino...chi lo sà!!!
February 08 IL VOLTO DELLA NATURA
Ho voluto aggiungere questo spazio per inserire alcune foto simpatiche.
Vi è mai capitato di girare per un bosco, in una stradina, o in qualsiasi altro posto e di notare che alcune roccie hanno sembianze quasi umane, o alcune piante sembrano guardarti, o semplicemente nuvole che assumono fosrme stravaganti?????????
Se la tua risposta è si questo è il posto giusto!!!!!!!! Se la tua risposta e no magari riuscirai a vederle in qualche foto.
Questa roccia sembra che ci stia spiando da dietro un arbusto!!!!!!!!
Ma che lineamenti particolari hanno questi alberi!!!!!!!!
e questi!!!!??????? Il primo assomiglia all'Urlo o Grido di Munch, il secondo è un pò più pensieroso.
e qui cosa ci vedete???????
Lascio a voi ogni libera interpretazione.
Creerò un album fotografico con tutti i volti della Natura, che aggiornerò spesso.
Se volete partecipare, oltre ad i vostri commenti potete anche mandarmi delle foto, che inserirò con il vostro nome, sia nel blog per commentare e sia nell'album fotografico!!!!!
Magari alla fine possiamo creare qualche cosa di carino...chi lo sà!!!
January 24
Uomo Verde
Capace di donare la fertilità della foresta e delle piante alle donne e al bestiame,
l'Uomo Verde è il consorte della Dea madre e si occupa
della fioritura della primavera e dell'estate, del rigoglio della terra.
Il volto e i lineamenti dell'Uomo Verde sono formati da foglie e rampicanti.
Trae il vigore dalla terra stessa e rappresenta il ruolo maschile nell'unione sessuale,
nella fertilità e nella fioritura della vita e del talento degli uomini.
Rappresenta l'innocenza, il procedere senza difficoltà e il successo,
soprattutto nell'intraprendere nuove attività.
(uomo verde visto da Alan Lee)
In tutta la storia celtica, la dea madre ha diversi consorti. Spesso dee e dei, come Nantosuelta e Sucellus e come Rosmerta e Mercurio, formano coppie di amanti o di sposi divini . E l'Uomo Verde è un giovane sposo dalle precoce sessualità che porta fertilità dovunque vada.
La virilità del Dio cornuto Cernunno e quella dell'Uomo Verde sono strettamente collegate, al punto che l'Uomo Verde può essere considerato una variante di Cernunno, se non Cernunno stesso. Già dalle più antiche testimonianze lasciate dai Celti, è chiaro che Cernunno governa la foresta, e porta le corna ramificate di un cervo. La sua immagine è forte e potente, e assicura la fertilità della natura nella vita umana. In modo non dissimile, in un'incisione rinvenuta in Germania nota come la colonna di san Goar, la vegetazione cresce dalla testa dell'Uomo Verde e forma la sua barba. Sul bacile di GundeStrup, la testa di un uomo è coperta di capelli stilizzati formati da foglie intrecciate.
Come in moltissime altre immagini : celtiche, il potere risiede nella testa.
Nelle rappresentazioni dell'Uomo Verde, che adornano le chiese e le cattedrali europee, la sua testa e soprattutto i suoi capelli, la sua barba e i suoi baffi sono formati da un insieme di foglie, rami e rampicanti. Talvolta dalla bocca gli spuntano lunghe foglie, fino a formare enormi baffi o una lunghissima barba; oppure viticci, a volte con grappoli d'uva, gli germogliano dagli angoli della bocca e ne incorniciano la testa amo di capelli e barba stilizzati. Una folta massa di foglie gli circonda il capo. La sua immagine sulle facciate e all'interno delle
chiese combina abilmente la maschera vegetale dell'Uomo Verde con i personaggi dei vangeli cristiani.
Per lo più nascoste alla vista dal basso, le teste dell'Uomo Verde osservano addolorate il Cristo crocifisso sottostante. In un'incisione romanica proveniente da Exeter, la Vergine Maria tiene tra le braccia il bambino sostenuta dalla testa ricoperta di foglie di un Uomo Verde dagli occhi chiusi, come in un'invocazione senza tempo.
In contrasto con la sottile iconografia di fertilità dell'arte cristiana, quella esplicita e sessuale di un giovane sposo viene orgogliosamente sfoggiata nei miti e nelle leggende irlandesi.
Come la terra stessa, le leggende irlandesi sono ricche e umide di giovane sessualità. Per esempio, il poema epico irlandese Tàin Mo Cualinge (La Razzia del Castello di Cooley) abbonda di un allegro umorismo a sfondo sessuale. In qualità di sovrana responsabile, la regina Medb (spesso considerata
la personificazione di una dea dato che le tribù celtiche non avevano necessariamente delle regine) mette alla prova il vigore dei suoi molti consorti. Durante il loro incontro nei boschi, Fergus non si dimostra all'altezza delle aspettative di Medb e "perde la sua spada".
Allo stesso modo, Imbolc, la festa di santa Brigida celebrata il primo febbraio, è contraddistinta da sfumature sessuali, retaggio di una più antica tradizione contadina che collegava la fertilità dei raccolti, del bestiame e degli uomini.
Secondo il folklore, l'uomo di casa entra nella sua abitazione in nome di Brigit e "coloro che sono dentro... si inginocchiano, aprono gli occhi e lasciano entrare Brigit", un riferimento apertamente sessuale agli accoppiamenti rituali di Imbolc intesi a evocare la benedizione della dea per la casa e la fecondità.
L'immagine fertile e vigorosa dell'Uomo Verde è continuata dai Ragazzi di Paglia irlandesi, "giovani mascherati con costumi di paglia che benedicono e rallegrano con la loro presenza i banchetti di nozze dei matrimoni nelle campagne irlandesi".
L'espressione "Uomo Verde" oggi abbraccia molto di più della figura scolpita del Medio Evo. Circa sessanta anni fa si cominciarono a collegare i risultati di diverse ricerche storiche settoriali, e più recentemente queste connessioni sono state ulteriormente sviluppate: numerose separate tradizioni che legano l'umanità alla natura sono oggi viste come manifestazioni differenti di un fondamentalissimo disegno di base profondamente riposto all'interno della mente umana. Un tale disegno universale, condiviso da tutti, espresso attraverso variabili forme simboliche, è definito dagli psicologi un archetipo. In questo caso l'Uomo Verde rappresenta l'archetipo che incanala e rinforza un'attitudine mentale di simpatia per, e con, la natura. La moderna concezione dell'Uomo Verde lo associa a parecchi riferimenti diversi: un gruppo di antichi miti arborei; l'idea dell'Albero della Vita; usanze popolari relative alle foglie rintracciabili in tutta l'Europa; racconti popolari come quelli di Robin Hood, Galvano, il Cavaliere Verde e altri; l'idea dell'Omo Salvatico; e l'antica denominazione tipicamente inglese, "The Green Man", che ha dato al simbolo il suo nome attuale. Questi riferimenti non sono direttamente collegati da circostanze storiche, ma da associazioni archetipiche interne all'umanaconsapevolezza. L'Uomo Verde archetipo appare periodicamente in manifestazioni della coscienza popolare, come risposta alle circostanze dei tempi. Il suo emergere attuale sembra derivare da un'ampia, istintiva, generalizzata consapevolezza della crisi ecologica generata dal nostro stile di vita sempre più in disequilibrio.
Costumi popolari
L'antica mitologia ci narra, in molte forme, della Dea Madre che partorisce un figlio senza padre; un figlio che è posto sulla terra per aiutare l'umanità nei suoi bisogni. Ma mentre questo figlio è di origine divina, non è immortale egli stesso e deve perciò morire. In alcuni miti Egli è associato all'albero, e questa associazione giunge ai tempi della civiltà Egizia e di quella Classica. La sua morte e rinascita erano associate alla rigenerazione primaverile, il miracolo essenziale di ogni comunità. Inoltre, la base mitologica di fondo dipinge il divino originatore di questo figlio come di sesso femminile: la Madre di tutto. Nella tessitura mitologica della tradizione all'origine dell'identificazione dei ruoli maschile e femminile, la sua progenie umana-divina è identificata come maschile. Da questa mitologia sgorgano, in Europa e altrove, i costumi
popolari che celebrano con la nuova nascita in primavera la rigenerazione della vita e la rigenerazione della comunità . Michel Dames ha scritto in maniera convincente che gli allineamenti di megaliti ad Avenbury furono usati per questo scopo nell'età del Bronzo. Costumi di questo tipo, benché proibiti in Gran Bretagna nel periodo puritano e oltre, continuano in molti luoghi di questo paese e in tutta l'Europa. La loro antichità non è rintracciabile negli archivi, ed essi sono per la prima volta menzionati per iscritto solo circa tre secoli fa, ma la loro origine deve essere di molto precedente, perché non è plausibile che l'origine di costumi popolari di questa natura sia così recente.
Il denominatore comune di queste usanze è un carattere, sempre maschile e coperto di fogliame, conosciuto in molti luoghi come "Jack in the Green" e solitamente associato con la Regina di Maggio, la quale rappresenta essa stessa la Dea come Vergine. Qualche volta "Jack in the Green" è simbolicamente ucciso per permettere l'arrivo dello spirito dell'Estate. In Gran Bretagna probabilmente il meglio di queste tradizioni popolari si può trovare ad Hastings e Rochester nella Festa dei primi di Maggio, e a Castleton, Derbyshire, il Garland Day, che si celebra il 29 maggio.
L'Uomo Selvaggio
Una delle sorgenti medioevali dell'Uomo Verde può essere stata la percezione degli spiriti della natura e l'idea dell'Uomo Selvaggio, o Woodwose, un uomo naturale leggendario che sarebbe vissuto nelle solitudini dei boschi. L'antica credenza che gli uomini primitivi vivessero nei boschi fu rafforzata dagli espropriati e dai fuorilegge che effettivamente vivevano così, e collegata a racconti come quello di Robin Hood; un collegamento supportato dalle immagini tradizionalmente dipinte sull'insegna delle taverne dell' "Uomo Verde": Robin Hood, o un forestale, o una figura di selvaggio coperto di capelli e con un randello in mano. L'Uomo Selvaggio aveva anche un significato psicologico: egli rappresenta la persona naturale dentro ciascuno di noi; i nostri gusti e talenti che dobbiamo dirigere per agire bene nel mondo. L'Uomo Selvaggio non è affatto un'immagine negativa. Una serie di figure nel Monastero di York mostra un Uomo Selvatico che protegge un Uomo Verde da un diavolo - l'Uomo Verde, come vedremo, rappresenta la divina consapevolezza nel mondo protetta dalle nostre forze naturali interiori. L'Uomo Verde è un angelo terreno, il cui agire non viene "dall'alto", ma dal mondo medesimo. L'Uomo Selvaggio non ha bisogno di essere soggiogato, ma il suo potenziale piuttosto deve divenire reale, deve essere addolcito o levigato - come la pietra grezza, un alto simbolo di pienezza familiare ai Massoni. Dobbiamo portare insieme l'angelo, e l'Uomo Selvaggio, dentro di noi.
L'immagine scolpita
La principale "incarnazione" dell'Uomo Verde l'abbiamo come immagine scolpita, un volto dal quale spuntano delle foglie. L'immagine è internazionale ma le diverse tradizioni appaiono differenti, ciò che rafforza il concetto dell'immagine come variazione di un singolo archetipo. Benché molti siano inclini a cercare un'origine Celtica della figura, nella tradizione europea essa è di origine Romana, come dimostrano le teste folliate che datano dal secondo secolo DC e alcuni mosaici in luoghi diversi. Il più antico Uomo Verde in contesto cristiano conosciuto si trova su una pietra tombale a Poitiers, ma la figura rimane rara nell'iconografia cristiana fino al dodicesimo secolo, trovando il suo apice forse nel tredicesimo. Dopo il Rinascimento (quindicesimo secolo) e la Riforma (sedicesimo secolo) l'Uomo Verde continuò ad essere usato come decorazione architettonica, e cadde in disuso al principio del ventesimo secolo, finché negli anni '90 cominciò il suo revival. Al presente, immagini dell'Uomo Verde sono ampiamente impiegate - per esempio, nel restauro del castello di Windsor - . Il periodo più significativo nella vita dell'immagine scolpita fu il Medio Evo, quando migliaia di Uomini Verdi furono inclusi nell'iconografia delle chiese. E, a dispetto della completa mancanza di un qualsiasi resoconto contemporaneo, o di una spiegazione sul perché egli vi sia inserito fra i santi e i peccatori, potentemente emerge il sentimento che l'Uomo Verde nelle chiese convogli un significato profondo, un significato molto probabilmente non espresso esplicitamente all'epoca (altrimenti forse qualcuno ne avrebbe scritto?). Esse sono molto di più che decorazioni convenzionali, e si trovano localizzate in luoghi importanti e significativi. Certamente, non tutte le costruzioni furono impostate secondo un simbolismo pienamente compreso, e molte decorazioni devono aver meramente seguito precedenti locali. Pur tuttavia, la maggior parte delle immagini, specialmente nelle chiese parrocchiali, avevano finalità di istruzione. Il loro scopo era di mantenerci sulla via retta e stretta. L'Uomo Verde è qui per aiutarci in questo - ma per aiutarci in ciò di cui abbiamo bisogno, non in ciò che vogliamo: per farlo, egli può essere abbastanza spesso crudele. C'è un Uomo Verde in quattro rappresentazioni su un capitello a Woodbury nel Devon che è chiaramente didattico, e puntualizza le conseguenze dell'ignorare la divina saggezza.
Alcuni versi tratti da: http://www.elfland.it/uomo_verde.htm
January 21
Amadriade dell'Acero
Tratto da un disegno di A. Spiderwick
Secondo la descrizione fatta dall'autore , lo spirito di questo antico Acero Rosso, si manifestava nella forma di una bambina, la quale non si allontanava mai dall'ombra dell'albero.
  
FORSE è QUESTO QUELLO CHE VORREMMO ESSERE, O MEGLIO QUELLO CHE DOVREMMO ESSERE PER CAPIRE ED APPREZZARE. UOMINI CON LE RADICI A TERRA. CON LE BRACCIA RAMIFICATE AL CIELO, PRONTE AD ACCOGLIERE QUELLO CHE VIENE DALL'ALTO, COME UN DONO PREZIOSO DI CUI FARE TESORO
Il popolo celtico sviluppò una tradizione arborea molto avanzata, il loro culto degli alberi ci può insegnare l'importanza di questi nostri Fratelli Amici Consorti in questa esistenza terrena.
Di seguito riporterò una lista ed una piccola descrizione degli alberi secondo l'Alfabeto Ogham.
Non è una lista completa, ma comunque fornita.
Gli Alberi Sacri
Alcuni degli alberi Ogham come la Betulla sono originari della Britannia mentre altri come la Vite sono stati introdotti.Ogni mese del Calendario Celtico è rappresentato da un Albero Sacro con un significato specifico e una sua particolare storia,ma ce ne sono altri che completano l'Alfabeto Ogham meno conosciuti perchè non presenti nel Calendario ma altrettanto importanti e molto usati dai Druidi.Dal Calendario è nato anche l'oroscopo ed ogni segno "zodiacale" Ogham non solo traccia il carattere a grandi linee ma indica con precisione il temperamento e il modo di affrontare la vita della persona appartenente a quel dato segno.Il "nostro" Albero Ogham sarà la nostra guida spirituale e il nostro grande Maestro di vita.Non è difficile entrare in contatto con loro:basta andare in bosco o in un luogo abbastanza isolato(non un parco pubblico per intenderci);e abbracciare l'albero.Concentrandosi è possibile sperimentare l'immobilità secolare del nostro amico,il calore del sole sulle foglie,e tutte quelle sensazioni che appartengono da sempre ai nostri amici e forse comunicherà anche con voi avendo un po' di pazienza ed essendo molto aperti spiritualmente.Nella seconda parte vedremo più nel dettaglio le caratteristiche e la storia di ognuno degli Alberi che compongono l'Alfabeto Ogham dai più conosciuti ai meno conosciuti includendo anche MOR che è il Mare ed anche se sembra che non centri niente con questa antica scrittura è l'ultima lettera dell'alfabeto ed è un Ogham importante e molto profondo nel suo significato.Gli Alberi che compongono l'Alfabeto Ogham sono:
BETH-Betulla
LUIS-Sorbo Selvatico
NUIN/NION-Frassino
FEARN-Ontano
SAILLE-Salice
HUATH/HUATHE-Biancospino
DUIR/DRUIR-Quercia
TINNE-Agrifoglio
COLL-Nocciolo
NUIR/STRAIF-Prugno Selvatico
GORT-Edera
NGETAL-Giunco
RUIS-Sambuco
AILIM-Abete Bianco
QUERT-Melo
MUIN-Vite
OHN-Ginestrone
UR-Erica
EADHA-Pioppo Bianco
IOHO-Tasso
KOAD-Boschetto
OIR-Fusaggine
UILLEAND-Caprifoglio
PHAGOS-Faggio
MOR-Il Mare
Il Bosco Sacro Celtico.
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Un cammino all’ombra del bosco celtico, fra le simbologie arboree e la magia degli alberi Ogham.
Largo spazio hanno, nei componimenti poetici e nella quotidianità della tradizione culturale, gli alberi e gli arbusti, quali compagni e ispiratori dell’arte e delle vie spirituali e come puri e potenti simboli di realtà o qualità. Risulta interessante e piacevole addentrarci nel significato simbolico degli arbusti del Sacro Bosco Celtico, contemplati nella maggioranza dei componimenti bardici e cruciali chiavi di molteplici interpretazioni. È possibile così, lungo il sentiero ombreggiato, contemplare ogni singolo albero ed arbusto, incamminandoci all’interno del Bosco Sacro, luogo dove l’unità e la comunione vigono, in perfetta armonia, seguendo il cammino degli alberi Ogham.
Il primo albero dell’Ogham è la Betulla, dalla bianca corteccia, simbolo di purezza e castità. La Betulla rappresentava l’inizio di un nuovo ciclo vitale nonché la porta per il nuovo anno celtico, che iniziava il primo giorno di Novembre, in seguito alle celebrazioni di Samhain (usualmente conosciuto come Allhallows o Hallowe’en). La Betulla era considerata la protettrice e la guida spirituale di ogni nuova partenza, fisica o spirituale.
Il secondo albero del Bosco Sacro è il Sorbo Selvatico, che rivestiva un’importante funzione nelle cerimonie druidiche. La stessa bacca del Sorbo reca una minuscola stella a cinque punte, o pentagramma, stimato come antico simbolo magico di protezione. Anche per questo particolare il Sorbo Selvatico era utilizzato e citato generalmente nei riti di protezione.
L’Ontano, il terzo albero del Bosco Sacro, era utilizzato a sua volta nei riti di protezione, in particolare negli scontri e nelle dispute, e per accrescere e sviluppare il potere oracolare. Questo albero è indissolubilmente legato alla figura di Bran il Santo, o il dio Bendegeit Bran, la cui leggenda è conservata e perpetrata ancora dalla presenza dei celebri corvi sulla Torre di Londra.
Il Salice, in gaelico Sorcha, all’interno del Cammino Celtico, rappresenta i ritmi lunari e femminili della vita. Durante il mese del Salice si teneva la Festa del Fuoco della dea della veggenza Brigit, protettrice dei poeti, dei medici, degli artigiani, dei fabbri e degli artisti che lavoravano il bronzo, figura che, nella devozione cristiana, si trasformò o si sovrappose a quella di Santa Brigitta, seconda per importanza solo a San Patrizio.
Il Frassino, Necht, rappresenta l’Albero del Mondo ed è presente anche nella mitologia norvegese come Yggdrasil, l’albero di Odino. Questo albero possiede radici che penetrano molto in profondità nel terreno e rami spessi e forti. Per questa sua immagine di molteplicità e robustezza, nella mitologia celtica e norvegese il Frassino era percepito come uno specchio del mondo e dell’universo, contemplando ed abbracciando gli Inferi, la Terra ed il Cielo. Il Frassino è il nodo fra il microcosmo e il macrocosmo, l’anello di congiunzione fra il soggetto e la Natura. Esso indicava in particolare comprensione ed equilibrio.
Il femminile Biancospino, che cresce con una densa fronda di numerosi e contorti rami, veniva usato per delimitare le proprietà, in siepi spinose, atte a proteggere il nucleo familiare e la terra. Il Biancospino rappresentava soprattutto la purezza e la castità, l’attesa ed il raccoglimento personale.
La Quercia era considerata la regina della foresta, perfetta, forte dei suoi imponenti rami e salda nelle sue ancor più grandi radici. La sua crescita è lenta ma piuttosto sicura. La Quercia spicca nelle spirali della feconda danza della fertilità dei mesi solari. Questo albero simboleggiava la salda protezione e le forza primordiale, nonché l’abilità di sopravvivere.
L’Agrifoglio è un albero dalla simbologia maschile, legato all’amore fraterno e alla paternità. Era considerato, insieme all’Edera e al Vischio, un potente simbolo di vita, per le sue foglie annuali e i suoi frutti invernali. Nelle quotidianità celtica si pensava che l’Agrifoglio fosse di aiuto e sostegno in ogni sorte di battaglia spirituale.
Il Nocciolo, in gaelico Cron, era associato con l’ispirazione poetica, la meditazione e la mediazione. Quest’albero era in particolare utilizzato e citato a fini divinatori e per potenziare l’intuizione.
Il Melo è da sempre associato con la scelta e la capacità decisionale. Legata a quest’albero era la magica Terra delle Mele detta Avalon, all’interno della quale si situa Glastonbury. La mela, come citato, se tagliata trasversalmente, manifesta nei suoi semi un pentagramma, un basilare quanto potente simbolo magico.
La Vite, Mbracht, era connessa con i poteri profetici, con la sensibilità psichica, preferita al senso comune. Il vino ottenuto dai suoi frutti era utilizzato per allentare il controllo logico ed intellettuale e favorire l’intuizione e l’ispirazione profonda e istintiva.
L’Edera, Gorm, rappresentava la ricerca di se stessi, la danza spiraliforme dell’anima verso l’illuminazione.
Il Giunco era simbolo e fonte di protezione nella battaglia e nel viaggio. Per la sua particolare forma a freccia argentata era associato nelle credenze celtiche all’azione direzionata e precisa, quale lo scoccare una freccia.
Il Prugno Selvatico rappresentava il fato o l’influenza esterna. Esso incarnava simbolicamente ogni tipo di evento che intralciasse o rendesse spinoso il sentiero intrapreso.
Il Sambuco governa il tredicesimo mese dell’anno celtico e rappresentava la rigenerazione e l’eterno ciclo di vita e morte, che abbracciava ogni creatura naturale ed ogni aspetto dell’esistenza fisica e spirituale.
L’Abete Bianco simboleggiava la chiarezza della visione, per l’elevata altezza che raggiungono i suoi rami, che dominano dall’alto le foreste. Esso era collegato alla guarigione e alla veggenza.
Il Ginestrone, per i suoi caratteristici fiori gialli, ricchi e colmi di nettare e polline, che permangono sul suo manto quasi per la totalità dell’anno, era associato alla raccolta e all’abbondanza.
L’Erica, come il Vischio, era potente simbolo di fertilità e guarigione.
Il Pioppo Bianco era connesso alla capacità di sopportazione e di resistenza. Esso era altresì associato alla comunicazione e al linguaggio, nonché alla giusta percezione dei propri dubbi e timori, per la particolarità del suo fogliame di poter mormorare e sussurrare nella brezza più leggera.
Il Tasso era legato alla longevità, alla rinascita e alla reincarnazione, nonché alla saggezza, frutto dell’esperienza del passato.
La Fusaggine era associata alla dolcezza e alla letizia.
Il Caprifoglio era, come l’Edera, legato alla ricerca del sé. Esso era particolarmente utilizzato come guida nel discernimento e nei cammini spirituali.
Il Faggio era legato alla conoscenza antica, attingibile da oggetti, luoghi e scritti. Esso rappresentava la fondamentale guida del passato per comprendere il presente.
Dedichiamo un’ultima breve sosta, in questa passeggiata nel Bosco Celtico, alla particolare figura dell’Albero Capovolto, centrale nel generale simbolismo cabalistico, ovvero alla figura dell’Albero della Vita Riflesso, simbolo di squilibrio, di Male, di capovolgimento dell’ordine della comprensione. L’Albero Capovolto è una delle rappresentazioni dell’Albero degli Inferi, citato anche da Thomas il Rimatore e rievocato nelle stesse profezie merliniane.
| Fonte: http://www.celticworld.it/January 19
Le Driadi, erano le ninfe dei boschi. Le Driadi differentemente dalle Amadriadi sono immortali. Venivano rappresentate con la parte inferiore del corpo arabescato come un tronco d'albero. La parte superiore evidenziava una certa bellezza e solarità. La più famosa di queste era Euridice che fu sposa di Orfeo.
Le Amadriadi, vivevano nel tronco degli alberi, inseparabili dal destino della pianta a cui appartenevano, al punto da morire quando la pianta appassiva.
Le Driadi e le Amadriadi appartengono alle ninfe.
Le ninfe (dalla parola greca nymfe “fanciulla futura sposa”) erano delle creature deliziose: fanciulle giovani e belle che vivevano in mezzo alla natura, simboli della forza vitale della natura nelle sue manifestazioni più piacevoli e più amichevoli verso l’uomo; alcune ninfe erano immortali, altre mortali ma dotate di una vita molto lunga. Eleganti, flessuose, vestite di lunghe tuniche ariose, spesso si divertivano improvvisando danze e giochi, e intrecciando romantiche storie d’amore con gli dei e con gli abitanti dei boschi.
In tutto il mondo greco venivano adorate proprio come dee, ma non in pubblico; si facevano alle ninfe offerte in privato (latte, miele, olio, ghirlande di fiori) per ottenere la loro benevolenza: avevano potere di indovinare il futuro, erano ispiratrici, guaritrici, e offrivano protezione alle donne durante il parto.
Le ninfe erano distinte a seconda del luogo in cui vivevano: le ninfe Oceanine o Malie o Nereidi dimoravano nel mare; le Oreadi o Orestiadi nelle montagne e nelle grotte; le Naiadi nelle acque sorgive, le Potamidi nei fiumi e le Limniadi nelle acque ferme, come i laghi; le Napee nelle valli e nei boschetti; le Driadi nelle foreste, e le Amadriadi ognuna in un singolo albero. La durata della loro vita dipendeva anche dal luogo che le ospitava: le Nereidi per esempio erano immortali, come le acque degli oceani; le Naiadi erano mortali: la loro vita si estingueva così come si estingue una sorgente; le Amadriadi avevano lunga vita, proprio come gli alberi, ma alla morte dell’albero ospitante morivano anch’esse (e questo succedeva anche se l’albero veniva abbattuto: infatti si dice che il culto per le Amadriadi nacque e fu diffuso con l’intento di insegnare il rispetto per la vita delle piante).
Il disegno è tratto da:http://mitologiagreca.blogspot.com/2007/06/ninfele-driadi-e-le-amadriadi.html January 17
Ho trovato questa descrizione di "Deva" e devo dire che è una lettura molto interessante, quindi ho deciso di riportarla nel blog, esattamente come da originale, prelevata da http://www.viviamoinpositivo.org/angeli/mr_angeli/mr2_01_01.htm
Deva degli alberi
Nell'Oriente è assai diffusa la credenza che, nella natura, vi siano dei "lavoratori invisibili", chiamati Deva (esseri splendenti) che rappresentano i veri e propri esecutori della volontà divina. Troveremo sotto la loro giurisdizione ed il loro controllo, ogni cosa che esista nell'immensità della creazione. A tutti gli effetti ogni più piccola particella di materia ha un suo Deva, o intelligenza divina che ne condivide il destino.
Il termine orientale "Deva" con cui tali creature vengono definite, esprime con grande efficacia la loro essenza. Deva, deriva dal sanscrito risplendente, o più precisamente essere di luce. La sua radice etimologica è dyaus, che nella nostra lingua significa piccola divinità. ma è stata tradotta con Angelo.
Nella concezione orientale, il Deva è una sorta di divinità minore, legata molto spesso alle forze della natura. Vi sono i grandi Deva degli elementi, quelli che custodiscono i vari luoghi, gli alberi, le montagne, le isole, ecc. In questa pagine useremo il termine Deva per questi esseri della natura ed il termine Angelo per i custodi degli esseri umani, anche se in effetti, sono assai simili tra loro.
Nelle schiere dei Deva minori, rientrano tutti gli esseri arcani a cui sono stati attribuiti i nomi seguenti: gnomi, silfi, ondine, fate, elfi, driadi, folletti, trolls. Sono anch'esse creature legate alla natura ed ai suoi elementi: terra, fuoco, aria, acqua e controllano l'evoluzione dei regni minerali vegetali ed animali, ed anche quella degli oceani, le nubi ed i venti.
Sono entrati nelle nostre leggende e fiabe perchè, essendo legati alla natura ed alle sue manifestazioni, vengono spesso a contatto con gli uomini, e fra gli uomini in tutti i tempi ci sono stati dei veggenti che li hanno percepiti. Non hanno una loro forma definita, ma assumono molto spesso la forma con cui vengono pensati dagli esseri umani, o quella della "cosa" che hanno in custodia, adattandosi alla sua aura e divenendone parte integrante. La fede nella loro esistenza cominciò a scomparire in Europa solo dopo l'avvento della scienza moderna.I piccoli Deva della natura
Ogni cosa, minerale, vegetale o animale ha un Deva che funge da direttore di quella specie (Deva dei cani, Deva dei gatti, Deva delle margherite, ecc.), per esempio, esiste un Deva del papavero che sovrintende a tutti i papaveri presenti sulla Terra. Però, per ogni singolo papavero vi sarà un piccolo Deva che si prende cura del suo singolo fiore, che ne ha seguito la crescita molecola per molecola, fintanto che fiammeggia nel vento con la piena fioritura.
Questa miriade di piccoli Deva, funziona con sincronismo perfetto ed è legato al proprio Deva-direttore, da cui riceve le direttive per costruire il papavero nel modo migliore. Che ci crediamo o no, queste entità, esistono ed hanno un corpo fisico. Il corpo fisico del Deva della rosa, è la rosa. Si nutre di aria, di sole e di energia attraverso il corpo della rosa. Può ricevere una carezza come il taglio della forbice che ne recide lo stelo.
Ogni Deva ha un suo compito preciso da cui non può transigere. C'è la creatura che si occuperà della corteccia, quella che darà vita alle radici, quella che diventerà foglia e quello che poi sarà polline e così via.
Queste piccole creature, che vibrano attorno a ciascun fiore, emettono un tipo di vibrazione talmente sottile rispetto alle nostre, che non abbiamo organi adatti a percepirle. E' una specie di musica. Il fiore mentre, si apre ha una sua musicalità che non possiamo udire, perché il nostro orecchio non è accordato per quel tipo di sonorità.
Come abbiamo visto, vi sono Deva minori e Deva maggiori; mentre i maggiori sovraintendono al progetto (archetipo) di tutta una specie (Deva dei cani, Deva delle rose, ecc.), i minori sono gli esecutori materiali che costruiscono e mantengono il corpo di quella creatura.
Due parole per gli scettici
Per comprendere il lavoro dei piccoli Deva, potrà tornar utile la seguente descrizione fatta da T. H. Huxley, uno scettico convinto.
"Lo studioso della natura, tanto più è meravigliato e tanto meno sorpreso quanto meglio ne conosce le operazioni, ma di tutti i miracoli perenni che essa offre alla sua osservazione, forse il più degno di ammirazione è lo sviluppo di una pianta o di un animale dal loro embrione. Esaminate le uova recentemente depositate di un animale comune, quale la salamandra o il ramarro. L'uovo è un piccolo sferoide in cui il miglior microscopio non vede altro che un sacco senza struttura, contenente un liquido albuminoso in cui nuotano dei granelli.
"Ma strane possibilità dormono in quel globo semi-fluido; se una moderata quantità di calore giunge a questa culla acquosa, la materia plastica subisce mutamenti così rapidi, eppure così costanti e con cosi manifesta apparenza d'intento nella loro successione, che si possono soltanto paragonare a quelli che un abile modellatore produce in un informe blocco di argilla. Come da un'invisibile cazzuola la massa è divisa e suddivisa in proporzioni sempre più piccole, fintanto a che è ridotta ad un'agglomerazione di granelli, non troppo grande per costruire anche i più tenui tessuti dell'organismo nascente.
"E quindi, si direbbe che una mano delicata tracci la linea che dovrà essere occupata dalla colonna vertebrale, e modelli il contorno del corpo, il capo da un lato e la coda dall'altro, e plasmi i fianchi e le membra nelle dovute proporzioni salamandrine, in modo cosi artistico, che dopo aver seguito il processo, di ora in ora, si è portati a credere che un microscopio potentissimo, potrebbe mostrare l'invisibile artigiano che, col suo progetto dinnanzi, cerca di perfezionare l'opera sua mediante abili manipolazioni".
Questo è precisamente ciò che accade. Miriadi di Costruttori, grandi e piccoli, sono sempre all'opera costruendo cellule, guidando la formazione degli organi, modellando e colorando i fiori, scegliendo tra i "geni" Mendeliani quelli che sono più adatti a produrre la forma voluta. La Natura è veramente una fabbrica, ma così vasta e stupenda che l'immaginazione umana non può che rimanere stupita alla vista delle sue innumerevoli creazioni.
Viviamo immersi in un mare di vita
Da quanto esposto apparirà chiaro come, in ogni istante ed in qualunque luogo, noi viviamo immersi in una marea fluida, luminescente di presenze e di intelligenze, perché attorno a noi c'è un grande affollamento, un brulicare di vita, di energie, di forme e, noi poveri uomini, siamo sordi, ciechi, ottusi perché non siamo in grado di percepire queste presenze multicolori in cui siamo immersi. Forse è meglio così perché tale visione potrebbe confonderci e disorientarci.
Ma c'è dell'altro. Le nostre grossolane orecchie non percepiscono l'armonia, la musicalità che emana dai regni inferiori, perché questa è qualcosa di immensamente sottile, delicato. Noi percepiamo questo canto in altro modo, sotto forma di profumo perché le papille fisiche più predisposte a ricevere questo tipo di messaggio eterico, sono quelle del naso. Il nostro corpo, bersagliato da vibrazioni eteriche, ma pur sempre fisiche, risponde con i mezzi che ha disposizione: trasformando il segnale in sensazioni olfattive.
Verso fine marzo, quando si è vicini all'equinozio di primavera c'è il massimo di concentrazione di energia, pronta ad esplodere in fiori e foglie. Se osserverete gli alberi ancora nudi, con il sole alle spalle e ad una certa distanza, li vedrete circondati da una nebbiolina colorata leggerissima. E' un colore che cambia a seconda dell'albero: rosa per i peschi, giallo per i salici, azzurro per i ciliegi, grigio chiaro per i fichi; un colore dovuto all'attività frenetica dei piccoli Deva elementali che collaborano ciascuna secondo il proprio compito e le proprie capacità.
“Per me gli alberi sono sempre stati i predicatori più persuasivi ... Sono come uomini solitari…
Tra le loro fronde stormisce il mondo, le loro radici affondano nell’infinito; tuttavia non si perdono in esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo: realizzare la legge che è insita in loro,portare alla perfezione la loro forma, rappresentare se stessi.
Niente è più sacro e più esemplare di un albero bello e forte.…Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità.
Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita”.
H. Hesse, Il Canto degli alberi
January 06 OROSCOPO CELTICO DEGLI ALBERI
Esistono diverse varianti di Oroscopo Celtico degli Alberi, per lo più frutto del revival druidico degli anni ’50-’70 del XX secolo. In realtà non ci è dato sapere se gli antichi Celti adottassero un oroscopo arboreo, ma è indubbia la venerazione che essi avevano verso gli alberi, al punto da utilizzarne le iniziali dei nomi per creare un alfabeto divinatorio (l’ogham). Partendo dal solstizio d’inverno ciascun albero copre 28 giorni, qualunque sia la fase lunare che cade il giorno del solstizio d’inverno: mantenendo un punto fermo (il solstizio) è possibile stabilire dei periodi fissi (mesi lunari) come per i segni zodiacali, cosicché ognuno può individuare a seconda della propria data di nascita il proprio albero di riferimento. L'albero personale diviene quindi una sorta di genio protettore, un guardiano vegetale da piantare vicino casa ed a cui rivolgersi in caso di necessità.
24 dicembre - 20 gennaio: BETH (o BEITH) - Betulla 21 gennaio - 17 febbraio: LUIS - Sorbo 18 febbraio - 17 marzo: NION – Frassino 18 marzo - 14 aprile: FEARN – Ontano 15 aprile - 12 maggio: SAILLE – Salice 13 maggio - 9 giugno: HUATH – Biancospino 10 giugno - 7 luglio: DUIR (o DRUIR) – Quercia 8 luglio - 4 agosto: TINNE – Agrifoglio 5 agosto - 1 settembre: COLL – Nocciolo 2 - 29 settembre: NUIR (o MUIN) – Pruno 30 settembre - 27 ottobre: GORT (o EGORT) – Edera 28 ottobre - 24 novembre: NGETAL – Tasso 25 novembre - 22 dicembre: RUIS – Sambuco 23 dicembre – giorno della pietra grezza
Fonte: http://www.celticworld.it
January 05
Se si esclude Afrodite, non v'è nulla al mondo di più bello di un fiore e più essenziale di una pianta.
da "La vita segreta delle piante"
December 31
In qualsiasi momento, Anche senza contatto fisico, Potremmo raggiungere ogni singola mente umana. I nostri insegnamenti sugli strati più profondi della realtà Potrebbero farvi aprire gli occhi E fermare il gran massacro. Avremmo la capacità Di passare su di voi come una tempesta, Ma non lo faremo, Perchè ci è stato detto Di rispettare la libertà e la volontà degli uomini.
Ma voi potete venire e domandare.
Tasso di Tandridge, maggio 1997
(Tratto da "Lo Spirito degli Alberi") Fa più rumore una pianta che cade, che una foresta che cresce.
(Emanuele Ponti)
"Quando avrete abbattuto l'ultimo albero, quando avrete pescato l'ultimo pesce, quando avrete inquinato l'ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro."
Proverbio Pellerossa (Toro Seduto)
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